Posted by: fspano | July 23, 2010

Tutto si tiene: arte, scienza, ecologia. A glimpse of a global image.


Leggo un interessante post sull’Unità (che riporto più sotto) http://concita.blog.unita.it//Il_delitto_piu__grave_1436.shtml e lascio il mio commento:

Cara Direttrice, questa volta il suo commento giunge dritto al cuore sia di un lettore come me che al cuore del problema. La situazione è in realtà anche peggior di quello che lei discute. La specie umana sta attraversando un momento epocale: dobbiamo affrontare una nuova transizione verso una sempre minore disponibilità energetica a causa del picco della produzione del petrolio, il vero flusso vitale della nostra società, combinata con un cambiamento climatico di prima grandezza. Il sapere ha bisogno di rinnovarsi profondamente e di attrezzarsi per affrontare la capacità di una riorganizzazione radicale e localizzata della nostra società, del modo di produrre il cibo, gestire l’acqua, utilizzare le risorse in maniera armonica con il pianeta e le altre specie. Il sapere inteso come conoscenza e l’informazione intesa come libertà di avere le conoscenza per prendere le decisioni cruciali per il nostro futuro sono alla base della nostra capacità di affrontare queste sfide non solo come uomini e donne, ma come essere umani immersi nella rete della vita. La visione individualista ed egoista basata su individualismo, competitività, crescita (dei consumi, del prodotto interno lordo) ha dimostrato il suo fallimento economico, morale e ecologico nella costruzione di un modo superveloce, incapace di chiudere i cicli naturali, basato sulla fruizione del tutto adesso e sul debito economico ed energetico riversato sulle generazioni future e sulle altre specie, molte condannate a difficoltà immense (anche al collasso) . Tutto si tiene: lottare per l’acqua pubblica, contro la distruzione dell’università , contro la legge bavaglio, per la rilocalizzazione della produzione e dei lavori, per un nuovo modello di produzione del cibo sono tutte facce connesse della stessa medaglia. Le parole solidarietà , comunità, localizzazione, sobrietà non sono solo moralmente sostenibili, ma anche economicamente ed ecologicamente essenziali, oggi più che mai: nella scarsità di risorse, chi si unisce non solo sopravvive, ma fiorisce in una qualità della vita superiore, non fatta di “cose”, ma di rapporti fra esseri viventi, di armonia nella semplicità . L’arte, la musica, le manifestazioni della nostra intuizione profonda sono al pari della scienza (e forse anche più) essenziali nel dare una prospettiva a questo cammino: dalle note che smuovono i cuori alla satira che fa pensare, giungono là dove la nostra scienza spesso non arriva. Ancora una volta tutto si tiene, tutto è correlato. Pensiamoci bene nelle nostre battaglie e sentiamoci meno soli.

22/07/2010

Il delitto più grave

Spero non dispiaccia ai nostri lettori se distolgo lo sguardo dai temi di giornata – sui quali peraltro sanno già tutto, questo giornale ha scritto per primo e ossessivamente come la reale strategia di Marchionne fosse quella di lasciare l’Italia cercando il modo di attribuire le responsabilità ai sindacato. Ricordate le parole di Susanna Camusso? Oggi ascoltiamo Landini e Chiamparino. Del ddl sulle intercettazioni abbiamo detto dal principio come il bavaglio alla stampa fosse lo specchio per le allodole che cela la volontà di chiudere in fretta una norma salva-cricca che frena l’azione dei magistrati, leggete oggi le intercettazioni sul sottosegretario Caliendo – difeso da Alfano – e fatevi un’idea della posta in gioco.

Solleviamo dunque la testa dalle carte di giornata e proviamo a guardare l’orizzonte. Qualcosa di terribile sta accadendo in Italia nel disinteresse generale. E’ toccato prima alla scuola dell’obbligo, poi alle superiori. Alla ricerca scientifica. Ora all’Università. Da ieri è in discussione la riforma degli Atenei. Tagli, come al solito. Tagli di spesa e “semplificazione” dei corsi accademici. Spariscono con un tratto di penna. Prima di arrivare a questo – per ottenere che questo accadesse nel silenzio – si è lavorato per anni ad una delegittimazione del sapere come ricchezza individuale e collettiva, come fonte di crescita personale e come investimento. La tv, la pubblicità, i modelli di riferimento – gli esempi: cosa serve nella vita per avere successo? per sentirsi utili, per guadagnare il denaro che occorre a realizzare un progetto, per essere in armonia con se stessi e con gli altri? – hanno proposto un sistematico scardinamento dell’antica equazione sapere uguale libertà. La fatica dello studio non è compatibile col qui e ora dell’eterno presente immemore in cui viviamo. Un figlio che annuncia di voler studiare medicina è diventato una disgrazia: anni di spesa inutile, non ci sarà carriera possibile, le baronìe e le cricche universitarie hanno fatto il resto. Meglio puntare a diventare tronista, ragazza immagine, al limite estetista – un settore in espansione.

Torno da un paio di settimane a Boston, una delle città a più alta densità universitaria degli Stati Uniti, dove ho incontrato docenti e studenti: decine di ragazzi italiani mi hanno avvicinata per raccontarmi la loro delusione. Lavorano alla diagnosi prenatale delle malformazioni, alla ricerca sulle cellule staminali, allo studio comparato delle costituzioni, provano a entrare in un’orchestra, a far reagire un robot di fronte alle espressioni del volto umano. In Italia non torneranno più. Perché non ci sono soldi, nè pubblici nè privati. Perché una sola facoltà di una sola università di quella città investe in sapere più del nostro Paese intero. Perché qui non c’è lavoro, puoi al massimo fare fotocopie gratis. Roberto Carnero racconta la sua storia, leggetela. L’Italia non è un paese qualsiasi. Se l’Italia rinuncia alla conoscenza vivremo davvero come bruti, senza virtù, e non avremo altra risorsa. Investire sui furbi è il più grave delitto commesso da una sciagurata classe dirigente a cui non importa altro che della sua impunità e dei suoi privilegi. La storia lo dirà. Qualcuno fra 150 anni in qualche ateneo del globo studierà questo: come sia potuto accadere, mentre eravamo tutti a discutere del Tg1.

Concita de Gregorio

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